{"id":232,"date":"2014-11-08T21:21:16","date_gmt":"2014-11-08T20:21:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.archeochiusi.it\/?page_id=232"},"modified":"2014-12-14T16:09:56","modified_gmt":"2014-12-14T15:09:56","slug":"chiesetta-madonna-pieta-fuori-porta-lavinia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.archeochiusi.it\/?page_id=232","title":{"rendered":"La Chiesetta della Madonna della Piet\u00e0 fuori Porta Lavinia"},"content":{"rendered":"<div id=\"pl-232\"  class=\"panel-layout\" ><div id=\"pg-232-0\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-232-0-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-232-0-0-0\" class=\"so-panel widget widget_black-studio-tinymce widget_black_studio_tinymce panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"0\" ><div class=\"textwidget\"><p><figure id=\"attachment_233\" aria-describedby=\"caption-attachment-233\" style=\"width: 622px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Guarnizioni-Auree.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-233 \" src=\"http:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Guarnizioni-Auree-300x124.jpg\" alt=\"Guarnizioni Auree\" width=\"622\" height=\"257\" srcset=\"https:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Guarnizioni-Auree-300x124.jpg 300w, https:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Guarnizioni-Auree.jpg 793w\" sizes=\"auto, (max-width: 622px) 100vw, 622px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-233\" class=\"wp-caption-text\"><span style=\"color: #000000;\">Guarnizioni auree dalla tomba del \u201clongobardo d\u2019oro\u201d (Museo di Saint-Germain-en-Laye)<\/span><\/figcaption><\/figure><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0di:<\/span> <span style=\"color: #999999;\"><em>Fausto Lottarini <span style=\"color: #000000;\">e<\/span> Giovanni Mignoni<\/em><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Recenti pubblicazioni sulla storia altomedioevale della nostra citt\u00e0 (1) hanno risvegliato l'attenzione sulle necropoli longobarde e in particolare su un ritrovamento, avvenuto nel 1874,di una tomba con ricco corredo appartenuta sicuramente ad un personaggio di elevato rango sociale.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le cronache dell'epoca ci dicono che il \u201c longobardo d'oro\u201d fu rinvenuto sul ripiano dell'Arcisa a circa due metri di profondit\u00e0 sotto il pavimento di una chiesetta demolita circa un secolo prima.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Naturalmente l'interesse degli studiosi \u00e8 sempre rivolto alla descrizione e studio delle suppellettili, raramente si descrivono i luoghi del rinvenimento cos\u00ec che oggi abbiamo qualche problema a ricollocare nel territorio la tomba e quindi la chiesa; ma questo purtroppo \u00e8 accaduto per la maggior parte degli scavi ottocenteschi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sulla scorta di quanto detto e con l'obiettivo pi\u00f9 generale di ricostruire un percorso archeologico lungo una antica viabilit\u00e0, oggi quasi scomparsa, che uscendo da porta Lavinia scendeva a Pian dei Ponti per andare ai passaggi sulle Chiane.,abbiamo iniziato ad occuparci proprio della chiesetta, dedicata alla Madonna della Piet\u00e0, sotto al cui pavimento fu rinvenuta la ricca tomba longobarda.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Molte notizie che abbiamo incontrato sulla Chiesa della Madonna della Piet\u00e0 si riferiscono direttamente o indirettamente,alla sua demolizione avvenuta dopo il 1784 (2). Sulla sua costruzione,purtroppo, non possiamo essere altrettanto precisi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La prima notizia la incontriamo in un documento del 1567 (3) quando le magistrature chiusine decisero di edificare una \u201cchiesetta della Madonna della Piet\u00e0 a Porta Lavinia\u201d con i sassi del diruto ponte di S.Silvestro . La chiesa non si costru\u00ec allora, come vedremo, ma \u00e8 significativo il fatto che fosse gi\u00e0 decisa la sua intitolazione come se si volesse trasferire l\u00ec un culto ormai consolidato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A questo proposito abbiamo altre notizie che vogliono una Cappellina o Arco della Piet\u00e0 in fondo a via della Pietriccia all'incrocio con via Torri del Fornello. Anche questa costruzione venne demolita negli ultimi anni ottanta del Settecento e ci\u00f2 ci aveva indotti, inizialmente, a ritenere i due manufatti coincidenti. Ma se l'Arco della Piet\u00e0 era in fondo a via della Pietriccia e questo \u00e8 certo (4) non pu\u00f2 essere identificato con la Chiesetta della Piet\u00e0 che abbiamo detto si trovava sul ripiano dell'Arcisa. La notizia del 1567, ossia la volont\u00e0 di trasferire il culto della Madonna della Piet\u00e0 a Porta Lavinia potrebbe trovare una spiegazione con le devastazioni che la guerra di Siena potrebbe aver causato alla porta di S. Silvestro dove poteva essere presente l'immagine della Madonna. Al momento queste sono solo suggestioni non confortate da alcun documento.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il 31 Marzo 1783 (5) si propose di demolire il Casotto sopra Porta Lavinia perch\u00e9 minacciava rovina e non era pi\u00f9 di utilit\u00e0. L'immagine della Madonna che esisteva in detto casotto non era pi\u00f9 in venerazione \u201cessendo stata da gran tempo trasportata altrove in una chiesola detta della Madonna della Piet\u00e0 che era una volta presso la predetta immagine\u201d.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sembra dunque che una immagine della Madonna fosse venerata a Porta Lavinia e avesse una sua Cappellina prima che si costruisse la nostra chiesa . Ci\u00f2 \u00e8 confermato anche dai libri di memorie del nostro archivio comunale. Ogni anno si estraevano dal Bossolo i nomi dei Santesi dei vari luoghi di culto della citt\u00e0. La prima notizia dell'elezione dei Santesi della Madonna di Porta alla Vigna \u00e8 dell'anno 1562 (6) e ne troviamo traccia negli anni successivi almeno fino al 1660. Qui non si parla di Madonna della Piet\u00e0, ma si dice genericamente Madonna di Porta alla Vigna, e ci si riferisce sicuramente ad una Cappellina esistente a ridosso della porta.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Anche nelle visite pastorali dell'anno 1576 si parla di Cappella della Beata Vergine a Porta alla Vigna (7) .<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La prima notizia che ci conferma l'esistenza della Chiesa della Piet\u00e0 ci viene fornita dalla visita pastorale del 1678 (8) . Si dice che \u00e8 stata costruita da pochi anni con le elemosine dei fedeli fuori la porta della Citt\u00e0 e vicino alle mura castellane. Ne \u00e8 custode e curatore il prelato Giovanni Ghezzi. Lo stesso Ghezzi nel 1684 chiede al Vicario (9) il permesso per utilizzare le elemosine conservate in una cassetta dentro la Chiesa per restaurarne il tetto e per altri lavori necessari.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Altro documento del 1697 (10), sempre dall'Archivio Vescovile, fornisce notizie pi\u00f9 dettagliate.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Gli scriventi, lo stesso Ghezzi detto prima, e il Canonico Francesco Marri, incaricati a riferire sullo stato della chiesa e suoi beni espongono quanto segue: \u201cil Canonico Bossi particolarmente devoto alla immagine della Vergine detta volgarmente della Piet\u00e0 posta nella fabbrica fatta ad onor suo col titolo di chiesa dentro alle mura vecchie di questa citt\u00e0 e vicino alla porta di essa detta di Pacciano\u201d offre un campo per fondo dotale di detta chiesa di stara 6, posto nella contrada di Dolciano nel contempo si decidono nuove regole per l'elezione del rettore e si fa l'inventario dei beni in dotazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Le condizioni della chiesina pertanto non erano buone sin dai primi anni dopo la sua edificazione.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dopo 60 anni nel 1757 (11) Romualdo Giuseppi minore conventuale nel Convento di S. Francesco di Chiusi, oratore e custode della nostra chiesetta, in una richiesta alle autorit\u00e0 ci dice che fuori della citt\u00e0 esisteva una piccola Chiesa dedicata alla Madonna Santissima della Piet\u00e0 \u201cpresso la quale vi sono alcune mura castellane\u201d e volendo ampliare la chiesa a sue spese chiede di poter appoggiare i travi del tetto alle suddette muraglie. Di questa richiesta si occuparono niente meno che i Quattro Provveditori della General Biccherna dello Stato di Siena che ordinarono ai Priori una visita dei luoghi. Tutto ci\u00f2 che riguardava le mura non si decideva a Chiusi da tantissimo tempo e il povero frate crediamo non sia stato accontentato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sino ad ora non siamo riusciti a capire dove fosse esattamente la Chiesetta della Piet\u00e0, tutti i documenti per\u00f2 ci dicono che era a ridosso delle mura esterne della citt\u00e0, le cosi dette mura castellane A questo proposito in un documento del 15 Febbraio 1786 (12), quando la nostra chiesetta era gi\u00e0 stata demolita, il Provveditore alle strade e fabbriche segnala che il Nob. Sign. Alessandro Nardi ha demolito \u201cun pezzo di muro castellano,poco distante dalla pubblica strada,in luogo detto la Madonna della Piet\u00e0 fuori Portonaccio\u201d. Portonaccio era ed \u00e8 la localit\u00e0 fuori Porta Lavinia a nord del promontorio dell'Arcisa dove, nei secoli passati, era un cimitero ebraico e dove si eseguivano le condanne a morte come ci dicono alcuni documenti del nostro Archivio Comunale. Si potrebbe cos\u00ec spiegare il termine spregiativo della localit\u00e0 e pensare che alla Madonna della Piet\u00e0 e prima ancora alla Madonna di Porta alla Vigna fossero rivolte le ultime preghiere dei condannati a morte. Il toponimo Portonaccio ovviamente fa riferimento ad una porta nella cinta esterna poi andata del tutto perduta in epoche pi\u00f9 antiche.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il \u201cmuro castellano\u201d \u00e8 sicuramente un tratto delle vecchie fortificazioni esterne che difendevano il promontorio dell'Arcisa. Questi strappi di mura,come venivano definiti allora,non avevano pi\u00f9 alcuna funzione difensiva da molto tempo ma erano diventati semplice sostegno ai terreni in forte pendenza. Il Casuccini e il Nardi in questi anni ottengono dal Comune in cambio di poche lire,la possibilit\u00e0 di demolire queste antiche vestigia per edificare o restaurare i loro numerosi poderi. Si \u00e8 persa in questo modo quasi ogni traccia delle vecchie fortificazioni, alcune sicuramente di epoca romana, che cingevano la collina dei Forti, le ripe della Petriccia e dell'Arcisa. La pubblica strada \u00e8 con molta probabilit\u00e0 la strada che da Porta Lavinia scende a mano sinistra verso il podere Portonaccio mentre il ramo principale prosegue diritto verso il podere Peschiera.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Dal Catasto Settecentesco possiamo vedere che la propriet\u00e0 Nardi era da queste parti rappresentata dalla particella 620 denominata Botusso che recingeva a sud e a est il promontorio dell'Arcisa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Nel 1794 (13) il Provveditore di Strade e Fabbriche Antonio Magnoni ci informa sulle solite devastazioni del Casuccini e del Nardi che hanno provocato con le loro opere gravi danni alla \u201cstrada che staccasi dal muro del giardino del sig. Filippo Dei(Vasta area oggi occupata dal Museo e dalle case dietro fino alla piazzetta Cesare Battisti compresa ) per avere i medesimi incanalato la forma dove scolano le acque di Chiusi e parimenti \u00e8 stata devastata la strada che \u00e8 diventata un fosso dai confinanti Casuccini e Nardi sotto la demolita Chiesa detta della Piet\u00e0............e molto di pi\u00f9 il sig. Casuccini che fece serrare la chiavica che riceveva l'acqua di tutti i campi superiori a detta strada medesima,che esisteva poco di sopra la demolita Chiesa....\u201d<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Qui Pietro Casuccini era proprietario (Catasto di fine Settecento) della particella 622 denominata Arcisa confinante con la particella 620 di A. Nardi .<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Come abbiamo gi\u00e0 detto la nostra chiesetta ritorna alle cronache circa un secolo dopo la sua demolizione, in occasione di uno scavo clandestino eseguito dai fratelli Foscoli, noti scavini di Chiusi, nella primavera del 1874. Il trafugamento e la vendita della ricca suppellettile gener\u00f2 anche un processo, avendo il Regio Conservatorio di Chiusi, proprietario dei terreni, intentato causa contro i Foscoli. La Commissione Archeologica sollecitata dalla Pretura di Montepulciano si dovette ufficialmente occupare della cosa in una seduta del 14 Aprile 1874. Il verbale della adunanza (14) ci fornisce altri dati importanti .<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">La chiesetta della Piet\u00e0 si trovava sul promontorio dell'Arcisa, era stata demolita in modo parziale infatti erano state risparmiate parte delle fondamenta. Alla profondit\u00e0 di circa due metri sotto al piano della antica chiesa era stata scavata la tomba longobarda che aveva restituito un ricchissimo corredo, poi venduto a collezionisti chiusini e fiorentini. Si trovava su un terreno del Regio Conservatorio nel secolo precedente appartenuto alle Monache di S. Stefano.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sappiamo poi che si trovava a ridosso delle mura esterne della citt\u00e0 e vicino ad una pubblica strada che le transitava a valle. Mettendo insieme tutti questi dati possiamo dire che la nostra chiesa doveva trovarsi nella particella 621 del Catasto Settecentesco denominata Arcisa, confinante con le propriet\u00e0 Casuccini e Nardi di cui dicevamo prima. Nel catasto attuale con contorno pressoch\u00e9 immutato si tratta della particella 134.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Galli descrive nel 1942 (15) i suoi scavi all'Arcisa del 1913 e 1914 e ricorda i primi contatti presi a Chiusi negli anni 1907 e 1908 con i personaggi che si occupavano di archeologia come i Paolozzi, Ottieri della Ciaja, Casuccini, Galeotti e Lancetti. Era fresco, dice, in quegli anni il ricordo di una scoperta eccezionale avvenuta non molti anni prima sull'altura dell'Arcisa nel lato di nord-est. Prosegue poi dicendo che pot\u00e9 personalmente ritrovare i resti lapidei della grande tomba disfatta avvalendosi anche delle indicazioni dei fratelli Mignoni esperti scavini di Chiusi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Quando Ranuccio Bianchi Bandinelli, nei primi anni venti del passato secolo, soggiornava a Chiusi per preparare la sua tesi di laurea (16) e visitava tanti luoghi accompagnato dal fedele Santoni altro scavino di Chiusi, sicuramente avr\u00e0 voluto conoscere il luogo del ritrovamento della ricca tomba longobarda all'Arcisa che forse era ancora riconoscibile sul terreno.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Non erano questi anni felici per l'archeologia medievale e anche il Bandinelli \u00e8 avaro di notizie, tuttavia sulla collina dell'Arcisa a monte della strada che conduce al podere Peschiera segna due tombe longobarde. Una delle due \u00e8 sicuramente il luogo del rinvenimento del \u201clongobardo d'oro\u201d su cui fu costruita la nostra chiesetta alla met\u00e0 del secolo XVII.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><a style=\"color: #000000;\" href=\"http:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Pod.-Rielli.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-235\" src=\"http:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Pod.-Rielli.jpg\" alt=\"Pod. Rielli\" width=\"765\" height=\"370\" srcset=\"https:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Pod.-Rielli.jpg 765w, https:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Pod.-Rielli-300x145.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 765px) 100vw, 765px\" \/><\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Concludiamo la nostra storia con una notizia del Marzo del 1782 (17). Alcuni cittadini di Chiusi tra cui Antonio Marchetti e Simone Ragnini chiedono ai Priori il permesso di trasportare la immagine della Madonna della Neve, custodita nella Cappellina di Porta Lavinia che si doveva demolire, nella Cappella della Pietriccia (Asso di Picche) che era in totale abbandono e serviva solo per ricovero ai pastori e pertanto chiedono di poterla restaurare per non far morire a Chiusi, dicono i supplicanti, il culto e la devozione alla Madonna della Neve di cui annualmente si celebrava una festa.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">I Priori non autorizzarono il trasferimento sostenendo che la immagine sacra poteva essere venerata in altri luoghi. Ma a noi interessa l'altra notizia e cio\u00e8 che nella Cappella di Porta Lavinia, quando l'immagine della Madonna della Piet\u00e0 fu trasferita nella chiesetta a lei dedicata, si pose in venerazione l'immagine della Madonna della Neve.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Il culto della Madonna della Neve era assai antico ma rifiorisce negli anni della Controriforma quando nella Toscana dei Medici nacquero e prosperarono tantissimi culti mariani perlopi\u00f9 gestiti da enti laicali spesso in contrasto con l'autorit\u00e0 vescovile.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Volevamo ricordare e sopratutto ricollocare nel territorio un piccolo monumento dalla vita breve e travagliata ma importante per dare uno spaccato della societ\u00e0 chiusina di quegli anni e del forte sentimento religioso che la pervadeva spesso al limite della superstizione. Crediamo di aver in qualche modo assolto al nostro compito.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Note al testo<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<ol>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Goti e Longobardi a Chiusi a cura di Carla Falluomini Ediz. Lu\u00ec 2009<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">S.C (Archivio Storico di Chiusi )- Memorie vol XXXVI<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">S.C.- Memorie vol XVIII<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">L'Arco o Cappellina della Piet\u00e0 in fondo a via della Pietriccia \u00e8 ricordato da molte fonti tra cui il Catasto Particellare del 1782, le Visite Pastorali dall'anno 1777 al 1798 e da una relazione sullo stato delle strade chiusine di Lorenzo Paolozzi del 1798 conservato nel nostro Archivio Storico.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">S.C.- Memorie vol.XXXVI , in questa occasione si propone di demolire anche il casotto delle altre due porte cittadine e cio\u00e8 Porta S. Pietro e Porta di Pacciano.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">S.C.- Memorie vol. XVII<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">C.V.C. ( Archivio della Curia Vescovile di Chiusi) - Visite Pastorali<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">idem<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">idem<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">idem<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">idem<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">S.C. - Memorie vol. XXXVII.<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">S.C. - Urbanistica e Viabilit\u00e0<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Giulio Paolucci \u2013 Memorie della Commissione Archeologica in Biblioteca di Studi Etruschi vol.39<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Galli - Nuovi materiali barbarici dell'Italia centrale in Mem.Pont.Acc. 1942<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">B. Bandinelli \u2013 Clusium - Ricerche Archeologiche e topografiche su Chiusi ed il suo territorio - Roma 1925<\/span><\/li>\n<li style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A.C.V.C. - Luoghi di culto - miscellanea di documenti 1782\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/span><\/li>\n<\/ol>\n<\/div><\/div><\/div><\/div><div id=\"pg-232-1\"  class=\"panel-grid panel-no-style\" ><div id=\"pgc-232-1-0\"  class=\"panel-grid-cell\" ><div id=\"panel-232-1-0-0\" class=\"so-panel widget widget_moesia_action moesia_action_widget panel-first-child panel-last-child\" data-index=\"1\" >\t\t<section id=\"call-to-action\" class=\"action-area\">\n\t\t\t<div class=\"container\">\n\t\t\t\t<h3 class=\"widget-title\"><span class=\"wow bounce\">Leggi anche:<\/span><\/h3>\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t<div class=\"action-text wow zoomIn\">\n\t\t\t\t\t\tViabilit\u00e0 e antichi poderi nella valle del Rielle\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t\t\t\t<a href=\"http:\/\/www.archeochiusi.it\/?page_id=100\" class=\"call-to-action wow zoomInUp\">Vai all&#039;approfondimento<\/a>\n\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t\t.action-area {\n\t\t\t\t    display: block;\t\t\t    \n\t\t\t\t\tbackground: url(http:\/\/www.archeochiusi.it\/wp-content\/uploads\/2014\/11\/Regolamento-per-i-Seminaristi.jpg) no-repeat;\n\t\t\t\t\tbackground-position: center top;\n\t\t\t\t\tbackground-attachment: fixed;\n\t\t\t\t\tbackground-size: cover;\n\t\t\t\t\tz-index: -1;\n\t\t\t\t}\n\t\t\t<\/style>\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\n\t\t<\/section>\t\t\n\t<\/div><\/div><\/div><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Guarnizioni auree dalla tomba del \u201clongobardo d\u2019oro\u201d (Museo di Saint-Germain-en-Laye) \u00a0di: Fausto Lottarini e Giovanni Mignoni &nbsp; 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